In data 22 Settembre si sono riunite le RSU della Lombardia per la valutazione dell’accordo stipulato in data 4 Agosto 2010 presso il Ministero dello Sviluppo Economico tra Telecom Italia Spa e le OO.SS. Slc-Cgil Fistel-Cisl Uilcom-Uil e le RSU.
Il giudizio complessivo che ne scaturisce è positivo.
La tenuta unitaria, fortemente sostenuta dai lavoratori con la mobilitazione, ha portato al ritiro da parte di Telecom delle procedure di licenziamento aperte unilateralmente nel mese di luglio. L’accordo sancisce la fine di una fase di grande conflitto e di azzerate relazioni industriali tra OO.SS. e Telecom e stabilisce il quadro complessivo in cui ci si muoverà fino al termine del 2012.
L’accordo indica con chiarezza che non ci saranno ulteriori interventi a livello occupazionale nel corso del triennio, non si procederà ad ulteriori esternalizzazioni o societarizzazioni e vengono inoltre escluse le temute mobilità territoriali collettive.
Pur riconoscendone il valore positivo le RSU della Lombardia ritengono che tale accordo vada considerato come un importante punto di partenza per un percorso che dovrà svolgersi nei prossimi mesi e che non sarà certamente di facile gestione. Nello specifico la sfida principale che ci aspetta è senz’altro la gestione dei Contratti di Solidarietà e del collegato massiccio programma di formazione che dovrà traguardare, in tempi e modi certi, alla riconversione professionale di quei lavoratori oggi occupati nei reparti che Telecom considera con presenza di personale in esubero.
Fondamentale sarà in tal senso l’incontro previsto a breve dall’accordo, in cui l’azienda presenterà le attività che, come richiesto dalle OO.SS. da molto tempo, saranno reinternalizzate, nella rete, nei customer e nell’informatica.
Altro nodo importante è la verifica della corretta applicazione dell’accordo in merito alla mobilità volontaria, viste le complicazioni incorse a causa del decreto 78/2010, nonché del mancato accordo con Telecom in merito ai circa 900 cosiddetti “resistenti storici”, ovvero quei lavoratori che, pur avendone i requisiti, legittimamente decidono di non andare in pensione.
Le RSU della Lombardia, come peraltro già emerso praticamente da tutti i territori nel corso del coordinamento nazionale del 9 Settembre, ritengono che la gestione di tali difficilissime sfide non possa vedere la presenza della sola regia nazionale. A fianco del fondamentale tavolo nazionale, che dovrà stabilire modi e tempi da applicarsi equamente su tutti i territori, si ritiene che una parte importante delle ricadute di tale accordo debba essere fattivamente gestita con tavoli territoriali. Tavoli che non potranno essere “un secondo livello” di quanto già valutato a livello nazionale, ma dovranno avere attribuzioni proprie e complementari con il quadro complessivo gestito centralmente attraverso l’istituzione di apposite commissioni per i singoli aspetti, sia a livello nazionale che territoriale.
A partire da lunedì 27 si terranno le assemblee unitarie che interesseranno tutti i lavoratori della Lombardia. Nell’occasione si procederà a dettagliare tutti i risvolti dell’accordo ed ad esprimere le valutazioni che portano a considerare positivo tale accordo, ma anche a trasmettere ai lavoratori la percezione che abbiamo imboccato la strada giusta ma coscienti che il percorso è ancora lungo e pieno di difficoltà.
Le OO.SS., le RSU e soprattutto i lavoratori hanno la consapevolezza di dover vigilare ed il dovere di adoperarsi perché questo accordo quadro si concretizzi fattivamente in una nuova fase per Telecom, che metta al centro dell’attenzione lo sviluppo della stessa, abbandonando definitivamente la politica aziendale degli ultimi anni drammaticamente appiattita sulla logica del mero taglio dei costi.
In tal senso le RSU della Lombardia supporteranno le OO.SS. a livello nazionale a seguire con la massima attenzione ed a ritagliarsi un ruolo attivo nel dibattito che si sta sviluppando sui temi della gestione della rete in rame e della creazione della rete di nuova generazione, consci che dall’esito di tali importanti questioni dipenderà il futuro del settore, delle aziende e soprattutto dei lavoratori di Telecom.
RSU SLC-FISTEL-UILCOM
TELECOM ITALIA
LOMBARDIA
Milano, 22 settembre 2010
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lunedì 27 settembre 2010
mercoledì 15 settembre 2010
COMUNICATO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE RSU E DELLE SEGRETERIE DI SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL
Il Coordinamento Nazionale delle RSU di Telecom Italia riunitosi a Roma il 9 Settembre 2010, congiuntamente con le Segreterie territoriali e nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL giudicano positivamente l’accordo raggiunto in sede di Ministero dello Sviluppo Economico, rappresentando una buona mediazione tra le rivendicazioni del Sindacato, contenute nell’Ordine del Giorno del Coordinamento Nazionale delle RSU di Telecom (giugno 2010) e l’esigenza di tenere aperto un confronto sul futuro delle reti.
Rimangono ovviamente aperti ancora punti importanti, a partire dalle verifiche dei volumi di investimenti sulle nuove reti e sulle strategie di sviluppo a livello internazionale del gruppo. Il risultato raggiunto in termini di garanzie sul perimetro, sulle reinternalizzazioni, sul principio della ricollocazione e riconversione come strada maestra alternativa agli esuberi, segnano un successo delle mobilitazioni delle lavoratrici e lavoratori di Telecom Italia, cogliendo di fatto la maggioranza dei punti rivendicati nella piattaforma sindacale.
Politicamente è inoltre da evidenziare come l’accordo raggiunto unitariamente con Telecom Italia rappresenta un modello di relazioni industriali diverso e alternativo da quello che in diverse realtà, anche grandi imprese, si punta ad affermare come modello generale. Aver raggiunto un accordo unitario è merito della forte tenuta confederale ed è la dimostrazione di come un corretto sistema di relazioni sindacali possa produrre migliori risultati per tutti, aziende e lavoratori.
Nello specifico l’accordo rappresenta un’intesa quadro che dovrà essere gestita, implementata e tradotta operativamente sin da fine settembre, con un confronto costante tra Sindacato e Azienda.
Come Sindacato riteniamo infatti necessario che il percorso di gestione dell’accordo parta prima di tutto da quale idea ha, Telecom Italia, sul futuro dell’organizzazione produttiva e industriale dell’azienda da qui ai prossimi anni. E, in relazione a questi obiettivi, avvenga la giusta riconversione professionale, le necessarie reinternalizzazioni, il corretto sviluppo degli asset strategici (rete, customer, it).
Occorreranno infatti garanzie reali ed esigibili, strumenti e sedi di verifica e adattamento, sapendo rispondere alle esigenze anche di chi, come i colleghi dell’ADE, saranno chiamati anche essi ad una riconversione su nuove attività
Quindi occorrerà un governo attento e condiviso delle necessarie triangolazioni tra uscite volontarie, gestione della formazione, tempi e modalità di riconversione, utilizzo dei contratti di solidarietà con il minor impatto economico possibile (anche ricorrendo – questo chiederemo - alle integrazioni per la formazione previste da accordi e leggi).
Occorrerà quindi una pianificazione certa, visibile e verificabile delle reinternalizzazioni delle attività, sapendo garantire continuità futura ai diversi reparti e lo sviluppo di nuove attività.
Il tutto andrà gestito con un equilibrio nuovo tra “cabine di regia” nazionali (Coordinamento e Segreterie Nazionali, commissioni settoriali, commissione formazione, ecc.) e partecipazione delle strutture e dei delegati sindacali sul territorio.
Occorre cioè che tutti i complessi passaggi che porteranno all’attuazione dell’accordo siano monitorati e verificati con un forte sforzo relazionale a tutti i livelli: una sfida che deve essere colta innanzitutto da Telecom Italia e dai suoi diversi responsabili territoriali.
Le stesse riconversioni dovranno essere costantemente accompagnate da verifiche sulla reale efficacia della formazione, dalla costante verifica tra uscite volontarie e riconversioni (con particolare attenzione a non creare squilibri territoriali), sapendo da subito le destinazioni finali ed i tempi.
Ovviamente l’accordo quadro pone già degli importanti paletti che dovranno essere fatti valere e che qui – sommariamente – ricordiamo.
Perimetro e volumi attività: si sancisce che le customer operation interne a Telecom Italia S.p.A. non saranno oggetto ne di societarizzazione ne di esternalizzazione (mettendo così fine al progetto aziendale della “grande Telecontact”), rinviando ad un confronto sindacale successivo il tema del miglioramento produttivo del settore. Analoghe garanzie sulla non vendita/esternalizzazione riguardano SSC e HRS, riconosciute parte integranti delle strategie di sviluppo di Telecom. Entro settembre vi sarà uno specifico confronto durante il quale l’azienda comunicherà i volumi, tempi e criteri per la reinternalizzazione di attività sia in ambito customer, rete che IT. Per la prima volta da diversi anni vi sarà cioè un processo di reinternalizzazione di attività, dopo anni di fuoriuscite anche sensibili.
Esuberi: rispetto al Piano industriale che prevedeva 6822 uscite in Telecom Italia più 645 uscite da SSC (ridotte poi a 450 circa a seguito dei bandi) l’accordo prevede fino ad un massimo di 3900 uscite volontarie in mobilità fino al 31 dicembre 2012, con il criterio della non opposizione (volontarietà). Di queste 200 sono “preadesioni” già censite per l’anno 2010 (resti delle vecchie “aliquote” dell’accordo 2008). In più l’azienda riconosce la maggiorazione degli importi dal termine della mobilità alla decorrenza dell’eventuale trattamento pensionistico (a seguito dello slittamento delle vecchie finestre, previsto dal decreto 78/2010, si vedano anche i comunicati e le note passate), facendo così salvi i diritti salariali futuri in caso di “buchi” tra il termine della mobilità e il reale riconoscimento dei trattamenti pensionistici. Chi uscirà avrà cioè garantito il reddito fino all’effettiva erogazione della pensione.
Ricollocazioni e contratti di solidarietà: viene riconosciuto il principio della riconversione professionale come strumento alternativo agli esuberi. In particolare 1100 esuberi dichiarati divengono lavoratori da formare nuovamente e da riconvertire verso altre aree aziendali (con particolare attenzione alle riconversioni verso la rete), accompagnati da strumenti di integrazione al reddito durante il periodo di formazione (contratti di solidarietà, che ovviamente dovranno interessare un numero maggiore possibile al fine di alleggerire il differenziale tra salario ed integrazione INPS), garantendo a tutti la ricollocazione dentro l’azienda. Sforzo della parti dovrà essere inoltre quello di individuare forme di rimborso per la formazione tale da integrare le quote di reddito perse con la solidarietà.
Importante è comunque il fatto che dentro questo percorso di riconversione e ricollocazione è riconosciuta priorità ai colleghi di SSC (vedi punto specifico) e soprattutto delle Directory Assistance, su cui l’azienda aveva invece chiuso fino a qualche mese fa (si veda comunicato dopo l’incontro al Ministero del Lavoro nel mese di maggio).
SSC: pur rappresentando un punto di mediazione e consapevoli che la vertenza dovrà continuare anche in relazione ai molti problemi aperti (Premio Annuo, PDR, orari, ecc.) è importante che l’azienda abbia riconosciuta strategica la funzione dell’informatica all’interno delle politiche industriali e la valenza del patrimonio professionale dei lavoratori di SSC. Così come importante sarà agire sulle reinternalizzazioni e sulla riduzione del ricorso a consulenze esterne per mettere ancor di più in garanzia i livelli occupazionali e le prospettive di crescita di SSC. In relazione agli impatti occupazionali si prevede prima di tutto di procedere a una mobilità volontaria all’interno dell’azienda, quindi ad un processo di riconversione e ricollocazione con sostegno al reddito con l’utilizzo dei Contratti di Solidarietà per i rimanenti (da qui la definizione “fino ad un massimo di 450”). Un confronto permanente tra le parti dovrà accompagnare l’intero processo.
Lavoratrici e lavoratori già in mobilità (prima di giugno 2010) e che il decreto 78/2010 penalizza con lo slittamento delle uscite in pensione: dopo una lunga trattativa si è ottenuto l’impegno scritto da parte di Telecom Italia a farsi garante della copertura economica dei mesi in più (rispetto a quando si è andati in mobilità calcolando la pensione con le “vecchie finestre”) fino al riconoscimento del trattamento pensionistico. L’impegno riguarda i circa 3400 lavoratori già usciti in mobilità e che si sarebbero trovati scoperti per diversi mesi (fino a 9-12 in alcuni casi) a seguito del cambio della norma, avvenuto dopo la loro uscita. Al riguardo, al di là della gestione da parte aziendale (Telecom è in attesa di sapere se verrà o meno modificata la soglia dei 10 mila lavoratori in mobilità esentati dalle nuove norme sulle pensioni), si invitano le strutture territoriali a prendere poi contatto con i possibili interessati al fine di intervenire con eventuali segnalazioni all’azienda. Su questo punto le Segreterie Nazionali terranno informate le strutture territoriali.
Mobilità territoriali collettive non potranno esserci se non volontarie (questo a tutela anche dell’eventuale discussione sulle possibili chiusure delle piccole sedi di customer). Proprio in relazione a questo punto (si pensi alle aree di Staff in eventuale riconversione) garantire un giusto livello di attività nei comuni ove si attuerà la riconversione sarà un punto fondamentale dei prossimi confronti.
Per i lavoratori ex TILS arriva finalmente a positiva conclusione una situazione drammatica che da oltre un anno ha visto i colleghi della formazione impegnati in stretto contatto con il sindacato in una vertenza durissima per la riconquista del lavoro perduto.
Infine l’accordo consegna alle lavoratrici e lavoratori di Telecom un periodo di “tranquillità” rispetto alla continua e costante pratica aziendale di annunciare nuovi esuberi ogni 3-4 mesi.
L’accordo stabilisce infatti che sono “esauriti” gli interventi occupazionali per gli anni di piano 2010-2012. Ovvero sia fino al 31 dicembre 2012 non vi saranno ulteriori interventi di riduzione occupazionale.
Come Segreterie Nazionali e Coordinamento Nazionale delle RSU riteniamo doveroso informare al massimo i lavoratori di Telecom Italia sull’accordo raggiunto, procedere alla massima diffusione dei suoi punti e soprattutto “attrezzarci” per la gestione operativa e per i confronti che si apriranno a fine Settembre, anche avanzando proposte specifiche e mirate ai diversi settori.
Al riguardo si terranno già nei prossimi giorni assemblee in tutte le sedi di Telecom Italia, durante le quali saranno illustrati dettagliatamente i contenuti dell’accordo alle lavoratrici ed ai lavoratori.
Roma, 14 Settembre 2010
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL
Rimangono ovviamente aperti ancora punti importanti, a partire dalle verifiche dei volumi di investimenti sulle nuove reti e sulle strategie di sviluppo a livello internazionale del gruppo. Il risultato raggiunto in termini di garanzie sul perimetro, sulle reinternalizzazioni, sul principio della ricollocazione e riconversione come strada maestra alternativa agli esuberi, segnano un successo delle mobilitazioni delle lavoratrici e lavoratori di Telecom Italia, cogliendo di fatto la maggioranza dei punti rivendicati nella piattaforma sindacale.
Politicamente è inoltre da evidenziare come l’accordo raggiunto unitariamente con Telecom Italia rappresenta un modello di relazioni industriali diverso e alternativo da quello che in diverse realtà, anche grandi imprese, si punta ad affermare come modello generale. Aver raggiunto un accordo unitario è merito della forte tenuta confederale ed è la dimostrazione di come un corretto sistema di relazioni sindacali possa produrre migliori risultati per tutti, aziende e lavoratori.
Nello specifico l’accordo rappresenta un’intesa quadro che dovrà essere gestita, implementata e tradotta operativamente sin da fine settembre, con un confronto costante tra Sindacato e Azienda.
Come Sindacato riteniamo infatti necessario che il percorso di gestione dell’accordo parta prima di tutto da quale idea ha, Telecom Italia, sul futuro dell’organizzazione produttiva e industriale dell’azienda da qui ai prossimi anni. E, in relazione a questi obiettivi, avvenga la giusta riconversione professionale, le necessarie reinternalizzazioni, il corretto sviluppo degli asset strategici (rete, customer, it).
Occorreranno infatti garanzie reali ed esigibili, strumenti e sedi di verifica e adattamento, sapendo rispondere alle esigenze anche di chi, come i colleghi dell’ADE, saranno chiamati anche essi ad una riconversione su nuove attività
Quindi occorrerà un governo attento e condiviso delle necessarie triangolazioni tra uscite volontarie, gestione della formazione, tempi e modalità di riconversione, utilizzo dei contratti di solidarietà con il minor impatto economico possibile (anche ricorrendo – questo chiederemo - alle integrazioni per la formazione previste da accordi e leggi).
Occorrerà quindi una pianificazione certa, visibile e verificabile delle reinternalizzazioni delle attività, sapendo garantire continuità futura ai diversi reparti e lo sviluppo di nuove attività.
Il tutto andrà gestito con un equilibrio nuovo tra “cabine di regia” nazionali (Coordinamento e Segreterie Nazionali, commissioni settoriali, commissione formazione, ecc.) e partecipazione delle strutture e dei delegati sindacali sul territorio.
Occorre cioè che tutti i complessi passaggi che porteranno all’attuazione dell’accordo siano monitorati e verificati con un forte sforzo relazionale a tutti i livelli: una sfida che deve essere colta innanzitutto da Telecom Italia e dai suoi diversi responsabili territoriali.
Le stesse riconversioni dovranno essere costantemente accompagnate da verifiche sulla reale efficacia della formazione, dalla costante verifica tra uscite volontarie e riconversioni (con particolare attenzione a non creare squilibri territoriali), sapendo da subito le destinazioni finali ed i tempi.
Ovviamente l’accordo quadro pone già degli importanti paletti che dovranno essere fatti valere e che qui – sommariamente – ricordiamo.
Perimetro e volumi attività: si sancisce che le customer operation interne a Telecom Italia S.p.A. non saranno oggetto ne di societarizzazione ne di esternalizzazione (mettendo così fine al progetto aziendale della “grande Telecontact”), rinviando ad un confronto sindacale successivo il tema del miglioramento produttivo del settore. Analoghe garanzie sulla non vendita/esternalizzazione riguardano SSC e HRS, riconosciute parte integranti delle strategie di sviluppo di Telecom. Entro settembre vi sarà uno specifico confronto durante il quale l’azienda comunicherà i volumi, tempi e criteri per la reinternalizzazione di attività sia in ambito customer, rete che IT. Per la prima volta da diversi anni vi sarà cioè un processo di reinternalizzazione di attività, dopo anni di fuoriuscite anche sensibili.
Esuberi: rispetto al Piano industriale che prevedeva 6822 uscite in Telecom Italia più 645 uscite da SSC (ridotte poi a 450 circa a seguito dei bandi) l’accordo prevede fino ad un massimo di 3900 uscite volontarie in mobilità fino al 31 dicembre 2012, con il criterio della non opposizione (volontarietà). Di queste 200 sono “preadesioni” già censite per l’anno 2010 (resti delle vecchie “aliquote” dell’accordo 2008). In più l’azienda riconosce la maggiorazione degli importi dal termine della mobilità alla decorrenza dell’eventuale trattamento pensionistico (a seguito dello slittamento delle vecchie finestre, previsto dal decreto 78/2010, si vedano anche i comunicati e le note passate), facendo così salvi i diritti salariali futuri in caso di “buchi” tra il termine della mobilità e il reale riconoscimento dei trattamenti pensionistici. Chi uscirà avrà cioè garantito il reddito fino all’effettiva erogazione della pensione.
Ricollocazioni e contratti di solidarietà: viene riconosciuto il principio della riconversione professionale come strumento alternativo agli esuberi. In particolare 1100 esuberi dichiarati divengono lavoratori da formare nuovamente e da riconvertire verso altre aree aziendali (con particolare attenzione alle riconversioni verso la rete), accompagnati da strumenti di integrazione al reddito durante il periodo di formazione (contratti di solidarietà, che ovviamente dovranno interessare un numero maggiore possibile al fine di alleggerire il differenziale tra salario ed integrazione INPS), garantendo a tutti la ricollocazione dentro l’azienda. Sforzo della parti dovrà essere inoltre quello di individuare forme di rimborso per la formazione tale da integrare le quote di reddito perse con la solidarietà.
Importante è comunque il fatto che dentro questo percorso di riconversione e ricollocazione è riconosciuta priorità ai colleghi di SSC (vedi punto specifico) e soprattutto delle Directory Assistance, su cui l’azienda aveva invece chiuso fino a qualche mese fa (si veda comunicato dopo l’incontro al Ministero del Lavoro nel mese di maggio).
SSC: pur rappresentando un punto di mediazione e consapevoli che la vertenza dovrà continuare anche in relazione ai molti problemi aperti (Premio Annuo, PDR, orari, ecc.) è importante che l’azienda abbia riconosciuta strategica la funzione dell’informatica all’interno delle politiche industriali e la valenza del patrimonio professionale dei lavoratori di SSC. Così come importante sarà agire sulle reinternalizzazioni e sulla riduzione del ricorso a consulenze esterne per mettere ancor di più in garanzia i livelli occupazionali e le prospettive di crescita di SSC. In relazione agli impatti occupazionali si prevede prima di tutto di procedere a una mobilità volontaria all’interno dell’azienda, quindi ad un processo di riconversione e ricollocazione con sostegno al reddito con l’utilizzo dei Contratti di Solidarietà per i rimanenti (da qui la definizione “fino ad un massimo di 450”). Un confronto permanente tra le parti dovrà accompagnare l’intero processo.
Lavoratrici e lavoratori già in mobilità (prima di giugno 2010) e che il decreto 78/2010 penalizza con lo slittamento delle uscite in pensione: dopo una lunga trattativa si è ottenuto l’impegno scritto da parte di Telecom Italia a farsi garante della copertura economica dei mesi in più (rispetto a quando si è andati in mobilità calcolando la pensione con le “vecchie finestre”) fino al riconoscimento del trattamento pensionistico. L’impegno riguarda i circa 3400 lavoratori già usciti in mobilità e che si sarebbero trovati scoperti per diversi mesi (fino a 9-12 in alcuni casi) a seguito del cambio della norma, avvenuto dopo la loro uscita. Al riguardo, al di là della gestione da parte aziendale (Telecom è in attesa di sapere se verrà o meno modificata la soglia dei 10 mila lavoratori in mobilità esentati dalle nuove norme sulle pensioni), si invitano le strutture territoriali a prendere poi contatto con i possibili interessati al fine di intervenire con eventuali segnalazioni all’azienda. Su questo punto le Segreterie Nazionali terranno informate le strutture territoriali.
Mobilità territoriali collettive non potranno esserci se non volontarie (questo a tutela anche dell’eventuale discussione sulle possibili chiusure delle piccole sedi di customer). Proprio in relazione a questo punto (si pensi alle aree di Staff in eventuale riconversione) garantire un giusto livello di attività nei comuni ove si attuerà la riconversione sarà un punto fondamentale dei prossimi confronti.
Per i lavoratori ex TILS arriva finalmente a positiva conclusione una situazione drammatica che da oltre un anno ha visto i colleghi della formazione impegnati in stretto contatto con il sindacato in una vertenza durissima per la riconquista del lavoro perduto.
Infine l’accordo consegna alle lavoratrici e lavoratori di Telecom un periodo di “tranquillità” rispetto alla continua e costante pratica aziendale di annunciare nuovi esuberi ogni 3-4 mesi.
L’accordo stabilisce infatti che sono “esauriti” gli interventi occupazionali per gli anni di piano 2010-2012. Ovvero sia fino al 31 dicembre 2012 non vi saranno ulteriori interventi di riduzione occupazionale.
Come Segreterie Nazionali e Coordinamento Nazionale delle RSU riteniamo doveroso informare al massimo i lavoratori di Telecom Italia sull’accordo raggiunto, procedere alla massima diffusione dei suoi punti e soprattutto “attrezzarci” per la gestione operativa e per i confronti che si apriranno a fine Settembre, anche avanzando proposte specifiche e mirate ai diversi settori.
Al riguardo si terranno già nei prossimi giorni assemblee in tutte le sedi di Telecom Italia, durante le quali saranno illustrati dettagliatamente i contenuti dell’accordo alle lavoratrici ed ai lavoratori.
Roma, 14 Settembre 2010
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL
venerdì 30 luglio 2010
ULTERIORE INCONTRO SU PIANO INDUSTRIALE TELECOM ITALIA: IL GOVERNO NON SCOPRE LE CARTE
Il giorno 27 luglio 2010 si è tenuto un ulteriore incontro presso il Ministero dello sviluppo economico tra SLC FISTEL UILCOM e UGL, i rappresentanti del Ministero e Telecom Italia sul piano industriale e sugli esuberi dichiarati dall’azienda.
In questo ulteriore incontro è stata ribadita da parte del sindacato la contrarietà all’idea di accedere ad ammortizzatori sociali o a strumenti forzati di uscita dall’azienda per i circa 2220 lavoratori che, nel corso della scorsa riunione, Telecom Italia aveva indicato come possibili destinatari di forme coercitive di esodo (circa 920 lavoratori che maturerebbero i requisiti per l’accesso alla pensione ed altri 1300 esuberi da gestire con ulteriori e non meglio precisati ammortizzatori sociali). E’ stata inoltre ribadita la medesima posizione di assoluta contrarietà agli ulteriori 450 esuberi dichiarati in SSC ed agli strumenti ipotizzati dall’azienda nello scorso incontro (contratti di solidarietà). Inoltre rimane aperto il tema della ricollocazione in produzione dei colleghi del 1254 e la questione relativa ai lavoratori ex TILS.
Soprattutto mancano ancora concrete garanzie sul perimetro, sulla riduzione degli appalti e sullo sviluppo industriale.
Il sindacato ha proposto all’azienda l’utilizzo della formazione come leva principale consentire un vasto processo di riconversione professionale all’interno dell’azienda ed evitare così gli esuberi.
Nonostante sia stato più volte sollecitato un formale pronunciamento del ministero circa le disponibilità del governo, le risposte fornite sono, ad oggi, evasive ed interlocutorie.
Il governo deve esplicitare il proprio ruolo e le proprie disponibilità concrete per agevolare una soluzione positiva della vertenza, non può continuare con la “politica dello struzzo”.
Telecom deve modificare radicalmente la propria proposta.
Un ulteriore incontro sarà convocato nei prossimi giorni da parte dei rappresentanti del governo.
In questo ulteriore incontro è stata ribadita da parte del sindacato la contrarietà all’idea di accedere ad ammortizzatori sociali o a strumenti forzati di uscita dall’azienda per i circa 2220 lavoratori che, nel corso della scorsa riunione, Telecom Italia aveva indicato come possibili destinatari di forme coercitive di esodo (circa 920 lavoratori che maturerebbero i requisiti per l’accesso alla pensione ed altri 1300 esuberi da gestire con ulteriori e non meglio precisati ammortizzatori sociali). E’ stata inoltre ribadita la medesima posizione di assoluta contrarietà agli ulteriori 450 esuberi dichiarati in SSC ed agli strumenti ipotizzati dall’azienda nello scorso incontro (contratti di solidarietà). Inoltre rimane aperto il tema della ricollocazione in produzione dei colleghi del 1254 e la questione relativa ai lavoratori ex TILS.
Soprattutto mancano ancora concrete garanzie sul perimetro, sulla riduzione degli appalti e sullo sviluppo industriale.
Il sindacato ha proposto all’azienda l’utilizzo della formazione come leva principale consentire un vasto processo di riconversione professionale all’interno dell’azienda ed evitare così gli esuberi.
Nonostante sia stato più volte sollecitato un formale pronunciamento del ministero circa le disponibilità del governo, le risposte fornite sono, ad oggi, evasive ed interlocutorie.
Il governo deve esplicitare il proprio ruolo e le proprie disponibilità concrete per agevolare una soluzione positiva della vertenza, non può continuare con la “politica dello struzzo”.
Telecom deve modificare radicalmente la propria proposta.
Un ulteriore incontro sarà convocato nei prossimi giorni da parte dei rappresentanti del governo.
SSC: GRAVISSIMA LA DECISIONE DI NON PAGARE IL PREMIO ANNUO
Con il pagamento delle competenze odierne, i lavoratori di SSC hanno ricevuto
un’ulteriore brutta sorpresa nella busta paga: il mancato pagamento del Premio Annuo.
Tale operazione non fa altro che esasperare i toni e gli animi in un’azienda che già vive
uno stato di fortissima tensione legata alle vicende dello scorporo di IT Operation ed agli
esuberi dichiarati dall’azienda in queste settimane.
La SLC CGIL ritiene grave ed inopportuna la scelta aziendale, dal momento che per noi il
premio annuo è parte integrante degli elementi fissi della retribuzione che la legge in
questi casi garantisce. L’interpretazione aziendale in questo caso fa riferimento
all’accordo di armonizzazione di SSC del 17 marzo 2009 che, tra l’altro, garantisce a tutti
i lavoratori della vecchia SSC il premio annuo, mantenendo la mensilizzazione dello
stesso per quelli che avevano subito il processo di andata/ritorno dal CCNL TLC a quello
della Gomma Plastica, e definendo per gli assunti dopo il 1° aprile 2009 il riconoscimento
dello stesso premio.
Paradossalmente, secondo l’interpretazione aziendale, proprio i lavoratori transitati da
Telecom Italia, non rientrando in nessuna delle due tipologie di lavoratori di cui sopra che
erano le uniche presenti all’epoca in azienda, sono stati oggetto di un’interpretazione
unilaterale, sbagliata ed assolutamente inopportuna, secondo la quale è stato deciso di
non procedere all’erogazione della restante quota di Premio Annuo dei lavoratori
scorporati, visto che la quota spettante per la prima parte dell’anno era stata erogata con
la chiusura delle competenze di Telecom Italia.
Ci chiediamo come mai su alcune materie l’interpretazione di Telecom sia più estensiva
(v. riconoscimento unilaterale delle RSU) e su altre non si faccia altro che esasperare gli
animi già molto agitati dei colleghi di SSC.
SLC CGIL ritiene che vadano sanate al più presto situazioni come quella relativa al
pagamento del Premio Annuo che consideriamo di pieno diritto dei lavoratori ed
assolutamente indisponibili per l’azienda e l’erogazione di un Premio di Risultato in linea
con quello di Telecom Italia.
Per questi motivi SLC CGIL si riserva di avviare nei prossimi giorni tutte le
iniziative del caso atte ad aumentare la pressione su Telecom Italia qualora non ci
fossero segnali di disponibilità da parte aziendale a rivedere la propria decisione.
Come più volte ribadito nel corso degli incontri sul Piano Industriale, ribadiamo ancora
una volta l’invito a Telecom Italia ad una seria riflessione sull’informatica in generale e
sulle strategie che sta mettendo in campo che non fanno altro che mortificare
ulteriormente centinaia di lavoratori da sempre caratterizzati da grande senso di
responsabilità oltre che di professionalità pregiate.
un’ulteriore brutta sorpresa nella busta paga: il mancato pagamento del Premio Annuo.
Tale operazione non fa altro che esasperare i toni e gli animi in un’azienda che già vive
uno stato di fortissima tensione legata alle vicende dello scorporo di IT Operation ed agli
esuberi dichiarati dall’azienda in queste settimane.
La SLC CGIL ritiene grave ed inopportuna la scelta aziendale, dal momento che per noi il
premio annuo è parte integrante degli elementi fissi della retribuzione che la legge in
questi casi garantisce. L’interpretazione aziendale in questo caso fa riferimento
all’accordo di armonizzazione di SSC del 17 marzo 2009 che, tra l’altro, garantisce a tutti
i lavoratori della vecchia SSC il premio annuo, mantenendo la mensilizzazione dello
stesso per quelli che avevano subito il processo di andata/ritorno dal CCNL TLC a quello
della Gomma Plastica, e definendo per gli assunti dopo il 1° aprile 2009 il riconoscimento
dello stesso premio.
Paradossalmente, secondo l’interpretazione aziendale, proprio i lavoratori transitati da
Telecom Italia, non rientrando in nessuna delle due tipologie di lavoratori di cui sopra che
erano le uniche presenti all’epoca in azienda, sono stati oggetto di un’interpretazione
unilaterale, sbagliata ed assolutamente inopportuna, secondo la quale è stato deciso di
non procedere all’erogazione della restante quota di Premio Annuo dei lavoratori
scorporati, visto che la quota spettante per la prima parte dell’anno era stata erogata con
la chiusura delle competenze di Telecom Italia.
Ci chiediamo come mai su alcune materie l’interpretazione di Telecom sia più estensiva
(v. riconoscimento unilaterale delle RSU) e su altre non si faccia altro che esasperare gli
animi già molto agitati dei colleghi di SSC.
SLC CGIL ritiene che vadano sanate al più presto situazioni come quella relativa al
pagamento del Premio Annuo che consideriamo di pieno diritto dei lavoratori ed
assolutamente indisponibili per l’azienda e l’erogazione di un Premio di Risultato in linea
con quello di Telecom Italia.
Per questi motivi SLC CGIL si riserva di avviare nei prossimi giorni tutte le
iniziative del caso atte ad aumentare la pressione su Telecom Italia qualora non ci
fossero segnali di disponibilità da parte aziendale a rivedere la propria decisione.
Come più volte ribadito nel corso degli incontri sul Piano Industriale, ribadiamo ancora
una volta l’invito a Telecom Italia ad una seria riflessione sull’informatica in generale e
sulle strategie che sta mettendo in campo che non fanno altro che mortificare
ulteriormente centinaia di lavoratori da sempre caratterizzati da grande senso di
responsabilità oltre che di professionalità pregiate.
martedì 27 luglio 2010
COMUNICATO STAMPA
TELECOM: SLC-CGIL “DOMANI SI CAPIRA’ SE GOVERNO VUOLE ESSERE PROTAGONISTA O COMPARSA. GLI ESUBERI TELECOM NON SONO DIMINUITI, MA SOLO PARTITE DI GIRO”
“Domani il confronto deve cominciare a produrre avanzamenti concreti altrimenti rischiamo che ad una tragedia occupazionale si sommi una farsa”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi di SLC-CGIL, in vista del prossimo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico che si terrà domani alle ore 14,00.
“Il Governo deve mettere sul tavolo in maniera chiara le proprie disponibilità: pretendere investimenti certi e reali per rilanciare il settore e definire interventi straordinari per limitare i gravi danni sociali della ristrutturazione. Deve cioè dimostrare se vuole essere un protagonista della partita o solo una comparsa. Così come Telecom Italia deve dimostrare la propria reale disponibilità a rimettere in discussione un piano industriale meramente difensivo ed esuberi che in realtà non sono mai diminuiti”.
“Inutile per Telecom Italia continuare a mistificare i fatti. Gli esuberi dichiarati ad Aprile (6800) sono solo formalmente diminuiti. Perché – continua Genovesi – dalla presentazione del Piano ad oggi vi sono state circa 400 dimissioni volontarie e se si sommano le 3500 mobilità volontarie richieste, le ulteriori 200 dovute all’incapienze degli accordi passati, ulteriori 1300 esuberi cui destino non è noto, 920 mobilità coatte per chi ha o maturerà i requisiti per la pensione, oltre alla proroga dell’attuale contratto di solidarietà per i lavoratori del 1254 (470 FTE) si vedrà che la somma fa sempre 6400. Anche la riduzione degli esuberi in SSC (informatica) passati da 645 a 445 non sono altro che il frutto di demansionamenti e riassunzioni in Telecom. Nessun posto di lavoro è oggi più sicuro di ieri, come ci ricordano i quasi 40 lavoratori di TILS licenziati e senza più lavoro ed indennità da mesi. Su questo serve chiarezza: come sindacato siamo pronti a fare la nostra parte, ma Governo e Azienda non sembrano avere lo stesso senso di responsabilità”.
“Speriamo che la notte porti consiglio e domani i diversi soggetti in campo possano arrivare con una reale volontà di superare le notevoli distanze che ancora permangono”.
Roma, 26 luglio 2010
“Domani il confronto deve cominciare a produrre avanzamenti concreti altrimenti rischiamo che ad una tragedia occupazionale si sommi una farsa”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi di SLC-CGIL, in vista del prossimo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico che si terrà domani alle ore 14,00.
“Il Governo deve mettere sul tavolo in maniera chiara le proprie disponibilità: pretendere investimenti certi e reali per rilanciare il settore e definire interventi straordinari per limitare i gravi danni sociali della ristrutturazione. Deve cioè dimostrare se vuole essere un protagonista della partita o solo una comparsa. Così come Telecom Italia deve dimostrare la propria reale disponibilità a rimettere in discussione un piano industriale meramente difensivo ed esuberi che in realtà non sono mai diminuiti”.
“Inutile per Telecom Italia continuare a mistificare i fatti. Gli esuberi dichiarati ad Aprile (6800) sono solo formalmente diminuiti. Perché – continua Genovesi – dalla presentazione del Piano ad oggi vi sono state circa 400 dimissioni volontarie e se si sommano le 3500 mobilità volontarie richieste, le ulteriori 200 dovute all’incapienze degli accordi passati, ulteriori 1300 esuberi cui destino non è noto, 920 mobilità coatte per chi ha o maturerà i requisiti per la pensione, oltre alla proroga dell’attuale contratto di solidarietà per i lavoratori del 1254 (470 FTE) si vedrà che la somma fa sempre 6400. Anche la riduzione degli esuberi in SSC (informatica) passati da 645 a 445 non sono altro che il frutto di demansionamenti e riassunzioni in Telecom. Nessun posto di lavoro è oggi più sicuro di ieri, come ci ricordano i quasi 40 lavoratori di TILS licenziati e senza più lavoro ed indennità da mesi. Su questo serve chiarezza: come sindacato siamo pronti a fare la nostra parte, ma Governo e Azienda non sembrano avere lo stesso senso di responsabilità”.
“Speriamo che la notte porti consiglio e domani i diversi soggetti in campo possano arrivare con una reale volontà di superare le notevoli distanze che ancora permangono”.
Roma, 26 luglio 2010
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